Giornata Internazionale della Donna
March 7, 2008
La Daw (signora) Aung San Suu Kyi è figlia di Aung San, colui che preparò l’indipendenza della Birmania e che morì assassinato quando lei aveva 2 anni. E’ stata difesa dai monaci buddisti che “ hanno dato vita alla forma di contestazione più originale e lesiva nei confronti della religiosità locale, rifiutando le tradizionali offerte di cibo se portate dai militari e dai loro parenti e sostenitori. Un gesto grave in un Paese dove all’offerta rituale di cibo è legata la possibilità di procedere nel ciclo delle reincarnazioni verso il Nirvana” (La Stampa.it) e hanno marciato in silenzio con migliaia di persone fino alla casa di Suu Kyi .Persone comuni che in Birmania hanno osato alzare la testa marciando in modo pacifico nonostante le censure, le repressioni e le ritorsioni in una delle nazioni più chiuse del mondo, dove allo straniero che si reca lì è impossibile portare il cellulare…e se telefona a casa può farlo sotto la sorveglianza di un militare. Lì tutto è sotto un controllo ufficiale, anche la fame e la miseria dilaganti che però non sfuggono agli occhi di attenti turisti occidentali, conoscitori di realtà ben diverse. Premio Nobel per la Pace, la Signora da 12 anni è agli arresti domiciliari: vive in un palazzo fatiscente senza poter mai vedere né sentire i suoi figli in esilio a Londra. E’ assistita da un’anziana badante e sua figlia che hanno scelto di vivere segregate con lei per starle vicine. Una donna che si sta consumando fisicamente nutrendosi di sole verdure, ascoltando la radio ad onde corte sintonizzata su BBC e Democratic Voice of Burma e la musica di Scarlatti. Unico diversivo è il rammendo degli “ orgogliosi vessilli rossi — con una sola grande stella — del movimento di liberazione guidato negli anni Quaranta dal generale Aung San, padre della Patria (e di Suu Kyi)” che circondano la sua casa, quando sono rovinati dal vento e dalle intemperie. Solo lo scorso anno un giardiniere ha avuto il permesso di ripulire il giardino della villa infestato da serpenti ed erbacce nel quale lei quindi non poteva passeggiare.
In occasione dell’8 marzo il mio augurio è rivolto alla Signora, imprigionata in un ideale di libertà e coerenza , a quelle profughe in fuga dagli stenti , dalla paura, dai lutti , alle donne ostaggio di guerriglieri , dell’ignoranza , dei dogmi, di continue e varie violenze, a tutte quelle donne comuni che silenziosamente sono sempre in prima linea sul fronte della quotidianità. Donne forti solo delle loro risorse interiori, dignitosa solitudine, istinto per la vita … perché la Festa della Donna non sia una ricorrenza con valenza commerciale, bensì l’occasione per ricordare che il cammino percorso è lungo, ma il traguardo è ancora lontano.
Le donne “Sono come la pianta che cresce sulla nuda roccia: quanto più sferza il vento, tanto più affondano le loro radici” (proverbio indiano).
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March 8th, 2008 at 11:13 pm
Grazie Skip per le tue parole, sempre intelligenti e acute, che inducono a riflettere e a considerare nuove prospettive.
Ognuno di noi, donna o uomo, è imprigionato in qualche ideale, in qualche paura, in qualche dogma che per pigrizia, ristrettezza mentale o semplicemente per abitudine , è difficile superare.
March 9th, 2008 at 10:26 am
esserne consapevoli è già un passo avanti